lunedì 15 luglio 2013

Un risveglio ideale. Intervista ad Angela Napoli


A CURA DI GIULIA FARNETI


REGGIO CALABRIA, 15 LUGLIO 2013 -


Nata in Piemonte ma di origine calabrese, è ex Deputato Nazionale. È membro della Commissione parlamentare Antimafia. Sin dalla sua scesa nel campo della politica, ha portato avanti la bandiera della legalità e della lotta a tutte le mafie. Numerose sono state le sue proposte di legge e le sue interrogazioni parlamentari nate per ostacolare il potere delle associazioni di stampo mafioso, e che chiedono trasparenza nel mondo delle istituzioni. Vive da alcuni anni sotto scorta a causa del suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Chi è oggi Angela Napoli?
Angela Napoli oggi è una cittadina calabrese, la quale dopo 19 anni di attività parlamentare, ha deciso di non rinchiudersi a fare la vita di pensionata, bensì di dedicarsi alla partecipazione attiva per continuare ad aiutare i cittadini calabresi, costretti a vivere sotto la cappa dell'emergenza riscontrabile in tutti i settori. Per questo motivo ha fondato l'Associazione "Risveglio Ideale", della quale è presidente, che ha a base dell'attività un manifesto di valori e di intenti che puntano sulla questione morale, sulla cultura etica, sull'affermazione della meritocrazia, sulla cultura del sapere, sul contrasto inflessibile alla criminalità organizzata e sull'isolamento di ogni "zona grigia".
Nel 2010 ha ricevuto una lettera scritta dal pentito Gerardo D’Urzo in cui si affermava che le cosche della Piana di Gioia Tauro stavano organizzando un attentato conto di lei. È da quel momento che ha capito che essere davvero in pericolo?
É proprio da quel momento, anche se in passato non ero stata immune da minacce, che ho compreso di essere davvero in pericolo. Infatti, subito dopo aver ricevuto le due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D'Urzo, peraltro ritenuto attendibile dagli inquirenti, una sera sotto la mia abitazione di residenza a Roma, proprio in direzione del punto dove la scorta mi lasciava e mi prelevava, è stata individuata una macchina, definita dagli inquirenti, come predisposta quale possibile "obiettivo" nei miei confronti. E il fatto che mi ha lasciata ancora maggiormente perplessa è che nelle due lettere, dove venivano fatti nomi e cognomi dei criminali, il collaboratore di giustizia comunicava che il tutto sarebbe stato ordinato da un politico della mia stessa colazione (allora PDL), il cui nome non è stato mai individuato (o non lo si è voluto individuare) da parte dei Magistrati reggini.
Lei è un ex parlamentare nata in Piemonte ma di origini calabresi. Ha sempre avuto un grande obiettivo: combattere la ‘ndrangheta …
Effettivamente ho iniziato la mia attività politica da consigliere comunale di opposizione nella città di Taurianova (dove risiedo!), primo Comune d'Italia ad aver avuto lo scioglimento del consiglio per infiltrazione mafiosa. Da allora, anche da dirigente di Partito, avendo compreso che la 'ndrangheta è un cancro che devasta il territorio e mina la libertà dei cittadini, ho iniziato le mie battaglie. Basti pensare che nel 1991, da semplice dirigente provinciale di Partito, ho presentato una lista di sole donne (tutte non residenti) nel Comune di Platì, dove nessuno, per ben due successive tornate elettorali era riuscito a presentare liste per le competizioni amministrative. Naturalmente senza ottenere alcun risultato, perché la 'ndrangheta locale non intendeva essere "disturbata"! Dal 1994 ho continuato a combattere da Deputata Nazionale e da componente delle varie Commissioni Parlamentari Antimafia.
Le ultime minacce nel gennaio scorso; tuttavia le hanno revocato la scorta mettendo a repentaglio la sua vita. Come ha appreso questo provvedimento?
Nello scorso mese di gennaio del corrente anno dall'inchiesta giudiziaria, denominata "Purgatorio", è emerso che il boss Pantaleone Mancuso, uno dei capi dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Limbadi, nel mentre si lamentava con un suo sodale di essere stato condannato ad otto anni di carcere in seguito ad una mia interrogazione parlamentare, veniva tranquillizzato dallo stesso sodale con le parole: "stai tranquillo perché stiamo vedendo come farla fuori quella scema di Angela Napoli". A distanza di soli tre mesi da quest'ultima preoccupante minaccia, il Comitato provinciale per la sicurezza di Reggio Calabria, mi comunicava la revoca della scorta. Fortunatamente l'Ufficio Centrale per la protezione Personale (UCIS) di Roma, non ha ratificato il provvedimento reggino e, al momento, tutto è tornato normale.
Questo avviene dopo la mancata candidatura in Calabria. Ritiene che la revoca della scorta sia collegata a questo?
Probabilmente la revoca della scorta è stata proposta proprio perché non più Deputata nazionale, senza però tener conto che la protezione per la mia sicurezza a suo tempo, oltre dieci anni fa, mi era stata affidata non per gli incarichi istituzionali, bensì per le minacce ricevute, fin dal secondo scioglimento per infiltrazione mafiosa, nel 2002, del Consiglio comunale di Lamezia Terme, per il quale scioglimento mi ero fortemente battuta. Qualcuno ritiene che la scorta possa essere uno status symbol, in realtà per chi ne è sottoposto per ragioni legate a minacce mafiose, diventa un vincolo alla propria libertà. Basti dire che da ben dieci anni trascorro le mie vacanze estive in casa, perché non ritengo di dovermi recare al mare con la scorta!
Si può fare politica avendo il fine di combattere la criminalità organizzata? Non deve essere semplice.
Ha proprio ragione! Non è semplice fare politica e combattere la criminalità organizzata. Ma la buona Politica non dovrebbe prescindere da questa battaglia, altrimenti si cade nell' interesse personale, nel malaffare e nella corruzione. Si, perché è proprio la corruzione che oggi imperversa e mina lo sviluppo dei nostri territori. E laddove regnano malaffare e corruzione le organizzazioni criminali trovano la loro linfa vitale.
Lei pensa che politica possa fare di più contro le mafie?
La politica avrebbe un grande compito nella lotta alle mafie! Non basta legiferare in termini di antimafia per avere la coscienza tranquilla! La lotta alle mafie passa innanzitutto dal prendere le distanze con i criminali fin dal momento elettorale, allorquando ci sono candidati che pur di ottenere il risultato vanno a bussare a casa dei boss. I Partiti politici dovrebbero, inoltre, puntare su candidati immuni da rapporti o parentele con i mafiosi. Come diceva il compianto giudice Paolo Borsellino, non è sufficiente candidare una persona affermando "questo è pulito perché non toccato dalla giustizia". Soprattutto nei piccoli Comuni si conoscono uomini e fatti e non basta quindi prendere le distanze quando uno viene intaccato dalla giustizia.
La mafia è un fenomeno molto difficile da sconfiggere. Ma se ognuno fa qualcosa, anche una piccola azione di legalità, riusciremo mai a porre fine a questo fenomeno?
La mafia è sicuramente un fenomeno difficilissimo da sconfiggere, ma può essere debellato! Basterebbero volontà e reale contrasto, senza delegare la lotta solo alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine! Ognuno, senza per questo sentirsi o diventare eroe, dovrebbe agire sempre con il massimo rispetto della legalità, partecipare attivamente alla vita della propria Comunità, senza bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie.
 Giulia Farneti

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