giovedì 18 giugno 2015

Chi ama il Sud combatte per la legalità. Angela Napoli racconta l'antimafia dei fatti


Terra di ribelli, la Calabria. Terra dove si cerca la vita con parole asciutte, sempre essenziali. E si continua ogni giorno a costruire legalità, lottando contro la 'ndrangheta che avvelena i territori cercando di riportare indietro l'orologio della storia. Angela Napoli, una vita in prima linea contro le mafie, ha sentito il bisogno di raccontare la sua esperienza.

Non per compiacimento, ma per ricordare che insieme si può e si deve vincere la criminalità. Il suo libro, L'antimafia dei fatti (Falco Editore, Cosenza, pp. 320, euro 17), è un dossier impressionante di atti parlamentari e iniziative a favore dei territori in cui Angela Napoli ha combattuto per spezzare i cerchi diabolici delle cosche e affermare legalità e giustizia.

Gli episodi di vita vissuta e i documenti riportati attengono a un arco temporale di oltre vent’anni: emerge così la sua attività nella Commissione parlamentare Antimafia e nelle tante realtà critiche dell’Italia, nonché il contributo che ha dato a livello internazionale.

"L'imperativo è sottrarre metri alla mafia - spiega l'ex parlamentare interpellata da Agenzia Radicale - questo è un impegno necessario oggi ancora più che in passato, perché le organizzazioni mafiose hanno mutato pelle, hanno indossato panni nuovi e sono più pericolose di prima".

"Sono sempre stata del parere - spiega ancora Angela Napoli - che le principali e inconsapevoli vittime della criminalità siano i giovani, perché le mafie uccidono le loro speranze, fermano il futuro. Non possiamo permetterlo: la mafia si combatte sul campo - rimarca - senza sconti e stanando le connivenze. In questi anni forze dell'ordine e magistratura - ricorda l'ex parlamentare più volte nel mirino della 'ndrangheta per il suo impegno antimafia - hanno inciso la carne malata delle mafie infliggendo duri colpi soprattutto all'ala militare delle cosche.

Ma - rilancia Angela Napoli -  occorre sconfiggere la parte più pericolosa della criminalità, quella zona grigia collusa con il potere mafioso. Questo è un impegno unitario, che va oltre le appartenenze politiche e si conduce giorno dopo giorno, senza paraocchi ideologici". "L'antimafia - è la sua lezione - non ha bandiere politiche: da uomini e donne dello Stato lottiamo insieme per uccidere questo cancro, rimettere in piedi il Sud e onorare la memoria di chi è caduto in questa battaglia di legalità come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".

Il contenuto dei capitoli di questo libro è dunque una testimonianza che parla di atti concreti, di leggi, interpellanze, inchieste; dall’altro va intesa "come materiale per un lavoro "in progress" cui sempre faccio riferimento e da cui è sempre il caso di ripartire per procedere, per avanzare...  come, del resto, continuo a fare ogni giorno, per guadagnare importanti postazioni nelle battaglie per la legalità".

Valori trasmessi a tutti i lettori di questo libro, realizzato in parte sotto forma di intervista, a cura di Orfeo Notaristefano. "La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile", scriveva con amarezza Corrado Alvaro.

Angela Napoli non scinde i due ruoli della sua attività nell’ambito di due istituzioni fondamentali, la scuola e il Parlamento. "Tra il ruolo d’insegnante e di preside (oggi si direbbe dirigente scolastico) e quello di deputato e di componente della Commissione antimafia per un periodo così lungo non trovo cesure, discontinuità o differenze d’impegno e rigore", spiega. Il numero di anni nell’insegnamento equivale pressappoco a quelli del ruolo di parlamentare e della successiva presidenza nel movimento "Risveglio Ideale" e consulenza nell’attuale Commissione antimafia.

Una frase di Bernardo di Chartres recita: "Se ho visto più lontano, ho potuto farlo stando in piedi, sulle spalle di giganti". Anche l’esempio di vita e di attività di Angela Napoli è una traccia che fa strada. "È quindi indispensabile impegnarci tutti - è il monito di queste pagine forti perchè nate sul campo - per far riappropriare la collettività della legalità nel suo significato più profondo, unendo responsabilità e giustizia.

Tutti dobbiamo sentirci chiamati in causa, le istituzioni, la scuola, la giustizia, l'informazione ed anche il comune cittadino. Dobbiamo ripristinare una cultura nuova dei doveri portanti ad una cultura della legalità, intesa questa come coscienza di appartenenza ad una comunità politica e civica le cui remore legittimamente poste vanno spontaneamente osservate. Noi più adulti dovremmo ricordarci che i giovani sono i nostri  figli, i nostri nipoti e che, pertanto, abbiamo il dovere di non spegnere, bensì di rimettere in cammino le loro speranze".

Salvatore Balasco

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